III. Il Vaso di Pandora

Ma anche dopo aver perdonato Prometeo, Giove voleva punire gli uomini.
"Gli uomini hanno dunque il fuoco: mi vendicherò. Non voglio sterminarli con la folgore, come potrei fare. Anzi, farò loro un dono: sarà questa la mia vendetta!"
Così disse Giove, e chiamato Vulcano gli ordinò di fabbricare una donna che avesse un'anima viva come il fuoco.
Vulcano obbedì; e tosto presentò a Giove la fanciulla. Le Dee le recarono diversi doni: gioielli, vesti, cinture ricchissime; ma anche grazia e bellezza:
"Tu hai ricevuto doni da tutti," disse allora Giove, "e sarai chiamata
Pandora, che vuol dire appunto 'tutti i doni': ricevi adesso anche il mio," e le consegnò un vaso ben chiuso. "Ora andrai a vivere sulla Terra, ma ricorda: mai, a nessun costo, dovrai aprire questo vaso. Va', ora!"
Così Pandora scese sulla Terra e si presentò ad Epimeteo, fratello di Prometeo; incantato da tale splendida creatura, quale mai aveva veduto, egli le chiese: "Chi sei? Da dove vieni?"
"Sono Pandora, e vengo dall'Olimpo".
"Sei dunque un dono degli Dei," mormorò Epimeteo; e dimenticando che il fratello gli aveva raccomandato, un tempo, di non accettare mai nessun dono che venisse dagli Dei, volle sposare e fare sua la fanciulla.
Dopo qualche giorno, Epimeteo s'accorse del vaso chiuso che Pandora aveva nascosto in un angolo della casa, e le domandò:
"Che cosa c'è in quel vaso che tieni nascosto?"
"Non lo so" rispose Pandora, "me lo ha regalato Giove che, però, mi ha ordinato di non aprirlo mai."
"Non aprirlo, dunque," disse Epimeteo.
"No, invece vorrei tanto vedere che cosa contiene!"
"No. Gli ordini di Giove vanno eseguiti."
Pandora sospirando promise di non aprire il vaso; ma cominciò ad essere tormentata dalla curiosità. Forse, in esso c'era qualcosa che l'avrebbe resa bella come Venere, o saggia come Minerva; o forse, immortale come una dea... E un vaso non è fatto per essere prima o poi aperto?...
Più di una volta, dunque, la fanciulla fu sul punto di disobbedire a Giove e a suo marito; ma riuscì a resistere. Però un giorno disse: "Epimeteo, ti prego: apri il vaso! Vediamo quale dono ci ha fatto Giove!"
"No, Pandora. Dimenticati di questo! Non abbiamo già tutto quello che ci occorre? Non siamo felici?"
Era vero; però Pandora moriva dalla smania di sapere, non riusciva più a dormire, passava ore intere davanti al vaso, cercando di immaginare che cosa contenesse... E un giorno, che Epimeteo non era in casa, si decise.
Cautamente entrò nella sua stanza, prese il vaso, fece per aprirlo... le mancò il coraggio, lo ripose, fu sul punto di andarsene... tornò indietro, e con forza tolse il coperchio...
Diede un grido, ritraendosi: dal vaso s'era sprigionato, con un sibilo come quello del vento in tempesta, un fumo acre e nero; aveva riempito la stanza ed usciva, ora, dalla finestra, turbinando sulla terra, alzandosi al cielo, entrando nelle case; e pareva che il vaso non avesse fondo, perchè anzichè diminuire, il fumo aumentava e si faceva sempre più denso e soffocante; e all'atterrita Pandora, che cercava vanamente di rimettere al suo posto il coperchio, sembrava d'udire, insieme con quel sibilo, anche pianti, lamenti, minacce, beffarde risate, imprecazioni, singhiozzi, misteriosi sussurri...
Ah, dentro quel vaso, Giove aveva raccolto tutti i dolori, tutti i dispiaceri, le delusioni, gli odi, i vizi, le malattie: tutti i mali, insomma, che gli uomini e il mondo ancora non conoscevano; ora, per la debolezza di una donna, Pandora, quei mali si erano sparsi in tutto il mondo, e per sempre. La vita degli uomini, che fino ad allora era stata felice, felice non sarebbe più stata. In questo modo il Padre degli Dei s'era vendicato di quanto aveva fatto Prometeo, donando il fuoco agli uomini.
Giove, tuttavia, non aveva voluto essere cattivo fino in fondo. In mezzo a tutte quelle cose terribili, ne aveva messa una capace di contrastare ogni male, e di dare all'uomo la forza di continuare a vivere e di sorridere: la speranza.
Edited by allimac - 30/9/2008, 17:50
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